Principali Disturbi
PRINCIPALI DISTURBI
DEPRESSIONE

La depressione è una patologia dell'umore caratterizzata da un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di diminuire in maniera da lieve a grave il tono dell'umore, compromettendo il "funzionamento" di una persona, nonché le sua abilità ad adattarsi alla vita sociale. La depressione non è quindi, come spesso ritenuto, un semplice abbassamento dell'umore, ma bensì un'insieme di sintomi più o meno complessi che alterano anche in maniera consistente il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura se stessa, gli altri e il mondo esterno.

La depressione talvolta è associata ad ideazioni di tipo suicida o autolesionista, e quasi sempre si accompagna a deficit dell'attenzione e della concentrazione, insonnia, disturbi alimentari, estrema ed immotivata prostrazione fisica.

La depressione fa parte dei disturbi dell'umore, insieme ad altre patologie come la mania e il disturbo bipolare.

La depressione può assumere la forma di un singolo episodio transitorio (si parlerà quindi di episodio depressivo) oppure di un vero e proprio disturbo (si parlerà quindi di disturbo depressivo). L'episodio o il disturbo depressivo sono a loro volta caratterizzati da una maggiore o minore gravità. Quando i sintomi sono tali da compromettere l'adattamento sociale si parla perciò di disturbo depressivo maggiore in modo da distinguerlo da depressioni minori che non hanno gravi conseguenze e spesso sono normali reazioni ad eventi luttuosi.

L'episodio depressivo maggiore è caratterizzato da sintomi che durano almeno due settimane causando una compromissione significativa del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti. Fra i principali sintomi si segnalano:

  • Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto o come osservato da altri.
  • Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte (anedonia), o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno.
  • Significativa perdita di peso, in assenza di una dieta, o significativo aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell'appetito quasi ogni giorno.
  • Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.
  • Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno.
  • Affaticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno.
  • Sentimenti di autosvalutazione oppure sentimenti eccessivi o inappropriati di colpa quasi ogni giorno.
  • Diminuzione della capacità di pensare o concentrarsi, o difficoltà a prendere decisioni, quasi ogni giorno.
  • Ricorrenti pensieri di morte, ricorrente ideazione suicida senza elaborazione di piani specifici, oppure un tentativo di suicidio o l'elaborazione di un piano specifico per commettere suicidio.

Per parlare di episodio depressivo maggiore è necessaria la presenza di almeno cinque dei sintomi sopra elencati.

Nella maggior parte dei casi, però, la depressione si configura come disturbo depressivo maggiore, cioè un decorso clinico caratterizzato da più episodi depressivi maggiori; nel 50-60% dei casi, infatti, un episodio depressivo maggiore sarà seguito da un'ulteriore episodio depressivo, portando quindi alla formazione di un disturbo depressivo.

ANSIA

L'ansia è un particolare stato fisico e mentale che sopravviene nel momento in cui l'individuo viene sollecitato da una situazione, interna od esterna, di pericolo o di incertezza. Essa è caratterizzata da un fondo duraturo e consistente di instabilità emotiva (stato cronico d'ansia) e da possibili crisi o accessi di angoscia acuta.

In essa predominano:

  • sintomi psichici come: incertezza, tensione ed attesa apprensiva. L'individuo si sente insicuro, rammaricato sul proprio passato e dubbioso sul presente.
  • I sintomi somatici sono:
    • respiratori (difficoltà a respirare)
    • cardiaci (palpitazioni, senso di costrizione)
    • dell'apparato digerente (nausea, vomito e diarrea)
    • disturbi del sonno (insonnia)
    • disturbi sessuali (calo e perdita del desiderio sessuale)
    • irrequietezza psicomotoria (incapacità di stare fermi).

L'ansia è uno stato caratterizzato da una sensazione di paura non connessa ad alcuno stimolo specifico. Si distingue dalla paura vera e propria per il fatto di essere aspecifica, vaga o derivata da un conflitto interiore. I segni somatici sono una iperattività del sistema nervoso autonomo e in generale della classica risposta del sistema simpatico di tipo "combatti o fuggi".

L'ansia è una complessa combinazione di emozioni negative che includono paura, apprensione e preoccupazione, ed è spesso accompagnata da sensazioni fisiche come palpitazioni, dolori al petto e/o respiro corto, nausea, tremore interno. Può esistere come disturbo cerebrale primario oppure può essere associata ad altri problemi medici, inclusi altri disturbi psichiatrici.

L'ansia sembra avere una componente cognitiva, una somatica, una emozionale e una comportamentale (Seligman, Walker & Rosenhan, 2001). La componente cognitiva comporta aspettative di un pericolo diffuso e incerto. Dal punto di vista somatico, il corpo prepara l'organismo ad affrontare la minaccia (una reazione d'emergenza): la pressione del sangue e la frequenza cardiaca aumentano, la sudorazione aumenta, il flusso sanguigno verso i più importanti gruppi muscolari aumenta e le funzioni del sistema immunitario e quello digestivo diminuiscono. Esternamente i segni somatici dell'ansia possono includere pallore della pelle, sudore, tremore e dilatazione pupillare.

Dal punto di vista emozionale, l'ansia causa un senso di terrore o panico, nausea e brividi. Dal punto di vista comportamentale, si possono presentare sia comportamenti volontari che involontari, diretti alla fuga o all'evitare la fonte dell'ansia. Questi comportamenti sono frequenti e spesso non-adattivi, dal momento che sono i più estremi nei disturbi d'ansia. Comunque l'ansia non sempre è patologica o non-adattiva: è un'emozione comune come la paura, la rabbia, la tristezza e la felicità, ed è una funzione importante in relazione alla sopravvivenza.

Se l'ansia ricorre cronicamente e questa ha un forte impatto sulla vita di una persona, si può diagnosticare un disturbo d'ansia. I più comuni sono il disturbo d'ansia generalizzata (DAG), il disturbo di panico (DP), la fobia sociale, le fobie specifiche, il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) e il disturbo post-traumatico da stress (DPTS).

ATTACCHI DI PANICO

L'attacco di panico è un episodio acuto di ansia in cui il soggetto avverte un'intensa paura accompagnata da una serie di sintomi fisici; è caratterizzato da insorgenza improvvisa, breve durata (si risolve in circa 10 minuti) e tendenza a ripetersi nel tempo.

Secondo la classificazione psichiatrica è inquadrabile in un disturbo d'ansia chiamato “disturbo da attacchi di panico” o DAP, che consiste in episodi ricorrenti (per la diagnosi ne sono necessari almeno 2) seguiti da almeno un mese di preoccupazione persistente di avere altri attacchi.

I sintomi somatici e neurovegetativi sono:

  • palpitazioni e tachicardia
  • sensazione di soffocare (dispnea)
  • sensazione di sbandamento e di svenimento
  • tremori
  • sudorazione profusa
  • formicolii e vampate di calore
  • nausea
  • disturbi addominali
  • paura di perdere il controllo e di impazzire
  • paura di morire
  • derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi).

Con il disturbo di panico, una persona soffre di brevi attacchi di terrore e apprensione intensi che causano tremore e scosse, vertigini e difficoltà respiratorie. Chi è spesso colpito da improvvisi accessi di ansia intensa potrebbe essere afflitto da questo disturbo. L'APA, cioè American Psychiatric Association (2000), definisce l'attacco di panico come una paura o disagio che incomincia bruscamente e ha il suo picco in 10 minuti o meno.

Sebbene gli attacchi di panico qualche volta sembrino venire fuori dal nulla, generalmente capitano dopo esperienze spaventose, stress prolungato o perfino dopo esercizio fisico. Molte persone che hanno attacchi di panico (specialmente il primo) pensano di avere avuto un attacco di cuore e spesso finiscono dal loro medico o al pronto soccorso. Perfino se tutti gli esami risultano nella norma, le persone si preoccupano ancora, con le manifestazioni fisiche dell'ansia che da sole rinforzano il loro timore che ci sia qualcosa che non vada per il verso giusto nel corpo. La consapevolezza estrema di qualunque piccola cosa che capita o che cambia nel corpo può produrre dei momenti stressanti.

I normali cambiamenti nella frequenza cardiaca, come quando si sale una rampa di scale verrà notata da un paziente di disturbo di panico e lo porterà a pensare che qualcosa non va con il cuore o che sta per avere un altro attacco di panico. Qualcuno comincia a preoccuparsi eccessivamente e lascia perfino il lavoro o si rifiuta di uscire da casa. Il disturbo di panico può essere diagnosticato quando diversi attacchi apparentemente spontanei portano l'individuo ad essere preoccupato sui futuri attacchi. Una complicazione comune del disturbo di panico è l'agorafobia, ansia riguardo l'essere in una situazione da cui la via d'uscita è difficile o imbarazzante (Craske, 2000; Gorman, 2000). Altre fobie di larga diffusione sono la claustrofobia, ossia la paura dei luoghi e delle situazioni chiuse, e l'ipocondria, la paura di ammalarsi e/o di morire.

FOBIE

Questa categoria riguarda una forte e irrazionale paura ed evitamento di un oggetto o situazione. La persona sa che la paura è irrazionale tuttavia l'ansia rimane. Il disturbo fobico differisce dal disturbo di ansia generalizzata e dal disturbo da panico perché vi è uno stimolo o situazione specifici che elicita una forte risposta di paura. Si immagini come ci si sentirebbe ad essere talmente spaventati da un ragno da tentare di saltare fuori da un'auto in corsa per fuggire via da esso. Questo mostra cosa potrebbe sentire una persona che soffre di una fobia.

Le persone che hanno una fobia, hanno anche un'immaginazione particolarmente potente, tanto che anticipano vividamente conseguenze terrificanti nel caso in cui incontrassero oggetti come coltelli, ponti, sangue, posti chiusi o certi animali. Questi individui riconoscono che le loro paure sono eccessive e irragionevoli ma sono generalmente incapaci di controllare la loro ansia. Oltre alle fobie specifiche, come la paura dei coltelli, ratti o ragni, vi è un altro tipo di fobia, conosciuta con il nome di fobia sociale. Gli individui con questo disturbo sperimentano una paura intensa di essere valutati negativamente dagli altri o di essere imbarazzati in pubblico a causa di atti impulsivi.

Quasi tutti sperimentano la "paura del palcoscenico" quando parlano o si esibiscono di fronte ad un gruppo. Ma le persone che soffrono di fobia sociale diventano così ansiosi che la performance è fuori questione. Di fatto, la loro paura del giudizio pubblico e la potenziale umiliazione diventa così pervasiva che la vita normale è impossibile.

DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO

Il disturbo ossessivo-compulsivo è un disturbo d'ansia caratterizzato da ossessioni e/o compulsioni. Le ossessioni sono pensieri o immagini angoscianti e ripetitivi che l'individuo spesso realizza essere senza senso. Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi che la persona si sente costretta a compiere per alleviare l'ansia. Un esempio sarebbe l'ossessione di pulizia estrema e la paura di contaminazione che può portare alla compulsioni di lavarsi le mani centinaia di volte al giorno. Un altro esempio può essere l'ossessione che la propria porta sia non chiusa a chiave, che può portare al costante controllare e ricontrollare le porte.

Le ricerche hanno dimostrato che il DOC è molto più comune di quanto si pensasse. Circa 1 su 50 tra adolescenti e adulti è affetto da disturbo ossessivo-compulsivo. A causa della natura molto personale di questo disordine, e anche per via della paura di essere giudicati, potrebbero esistere molte persone afflitte da DOC che lo nascondono, e la percentuale potrebbe essere addirittura più alta.

Il paziente affetto da DOC non si lamenta in particolare dell'ansia, ma piuttosto delle ossessioni e delle coazioni. L'ansia si manifesta solamente se si interferisce nei "rituali" messi in atto per difendersi dalle ossessioni. Per gli altri, questi "rituali" possono apparire strani e non necessari, ma per l'individuo tali azioni sono profondamente importanti e devono essere eseguire in particolari modi per evitare brutte conseguenze e per impedire all'ansia di affliggerlo. Esempi di queste azioni sono:

  • controllare ripetitivamente che la macchina parcheggiata sia ben chiusa a chiave prima di lasciarla;
  • accendere e spegnere le luci un certo numero di volte prima di uscire da una stanza;
  • salire una scala o entrare in una stanza sempre e solo con un piede anziché l'altro;
  • alzare e abbassare continuamente il volume di una radio o del televisore perché si è convinti che nessuna tonalità sia adatta;
  • lavarsi ripetitivamente le mani a intervalli regolari durante il giorno o non riuscire a smettere di lavarsele una volta insaponate.

Questi sono solo alcuni esempi. I sintomi esatti possono includere, più specificatamente, tutti o solo alcuni dei seguenti:

  • continuo lavarsi le mani;
  • un sistema di conto specifico (contare in gruppi di quattro, sistemare le cose in gruppi di tre, sistemare gli oggetti in insiemi pari o dispari);
  • disturbi da controllo: si tratta di ossessioni e compulsioni implicanti controlli protratti e ripetuti senza necessità, volti a riparare o prevenire gravi disgrazie o incidenti;
  • un sintomo serio che si differenzia dal precedente è contare i passi (ad esempio, si deve raggiungere la propria auto con dodici passi, ecc.);
  • allineare perfettamente gli oggetti nel loro insieme, in angolazioni perfette (questo sintomo si ha anche nel disordine della personalità e può essere confuso con questa condizione);
  • in un pavimento piastrellato, non cammina sulle "righe" di separazione;
  • essere costretti a cancellare i "cattivi pensieri" con "buoni pensieri", per esempio la visione di un bambino malato può costringere a pensare ad un bambino che gioca felice ogni volta che ritorna in mente l'immagine del bambino malato, oppure avere dei pensieri sessuali non desiderati (classici esempi sono la paura di essere omosessuali o pedofili);
  • paura della contaminazione (come la paura delle secrezioni del corpo umano quali saliva, sudore, lacrime, muco, urina e feci: alcuni casi di DOC hanno anche dimostrato la paura che il sapone che stanno usando sia contaminato) fisica o anche metafisica (contaminazione da pensiero);
  • paura ossessiva delle malattie (cfr. ipocondria);
  • il bisogno che entrambe le parti del corpo siano uguali: una persona con DOC che calpesta un pezzo di carta con il piede sinistro può sentire il bisogno di calpestarne un altro con il piede destro, o di tornare indietro e pestarlo nuovamente;
  • superstizione eccessiva o pensiero "magico" (anche se il paziente è convinto che sia solo un effetto del disturbo non riesce comunque a ignorarlo): convinzione che la realtà possa essere modificata in peggio o in meglio mettendo in atto certi rituali o facendo certe azioni in modo sbagliato (ad es. pensando a una cosa negativa o avere il timore di offendere qualcuno o qualcosa) oppure ossessioni di questo tipo su fatti non collegati realmente; tali "effetti" possono essere in certi casi scongiurati soltanto ripetendo l'atto (es. cancellando e riscrivendo la stessa parola, pensando a cose positive) o facendo qualche altro rituale "anti-jella".

Ci sono molti altri sintomi. Tutti possono portare ad evitare le situazioni di "pericolo" o disagio e quindi influire sulla vita del soggetto affetto con gli evitamenti in maniera pari ai sintomi stessi. È importante ricordare che possedere qualcuno dei sintomi elencati non è un segno assoluto di DOC e viceversa e che la diagnosi di DOC deve essere fatta da uno psichiatra per essere certi di soffrire di questo disturbo. Le ossessioni sono idee e pensieri cui il malato non può smettere di pensare. Comuni ossessioni includono la paura di provare disagio, di essere feriti o di causare dolore a qualcun altro. Le ossessioni sono tipicamente automatiche, frequenti e difficili da controllare o da eliminare di per sé.

Le compulsioni si riferiscono ad azioni eseguite dalla persona, normalmente in modo ripetitivo, al fine di opporsi (inutilmente) al pensiero o ai pensieri ossessivi. Nella maggior parte dei casi questo comportamento diventa talmente regolare che l'individuo non lo ritiene un problema degno di nota. Le comuni compulsioni includono, in modo eccessivo, comportamenti come il lavarsi, il controllare, toccare, contare o sistemare e ordinare; altre possono essere comportamenti rituali che l'individuo esegue in quanto convinto che abbasseranno le probabilità che una ossessione si manifesti. Le compulsioni possono essere osservabili (come il lavarsi le mani), ma possono anche essere riti mentali come la ripetizione di parole e frasi o il conto.

Considerato che tutti gli individui che soffrono di DOC sono consci del fatto che tali pensieri e comportamenti non sono razionali e che, pur lottando contro di essi con tutte le proprie forze razionali, non riescono in alcun modo a liberarsene, i casi non trattati di DOC costituiscono uno dei più frustranti e irritanti disordini da ansia.

Il disturbo viene riconosciuto come tale solo se compromette il normale ritmo delle attività quotidiane e il funzionamento sociale e lavorativo del soggetto e se non può essere meglio giustificato da altri disturbi d'ansia o da malattie psichiatriche dovute a condizioni mediche generali.

DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS

Il disturbo post-traumatico da stress (DPTS) (o Post-Traumatic Stress Disorder, PTSD) è l'insieme delle forti sofferenze psicologiche, a volte perduranti anche per molti anni, che - in alcuni casi - possono strutturarsi come conseguenza a medio-lungo termine di un evento traumatico, catastrofico o violento.

Questo disturbo rappresenta dunque la possibile risposta di un soggetto ad un evento critico abnorme (terremoti, incendi, nubifragi, incidenti stradali, abusi sessuali, atti di violenza subiti o di cui si è stati testimoni, attentati, azioni belliche, etc.).

Il PTSD non colpisce le persone più "deboli" o "fragili": spesso persone apparentemente "fragili" riescono ad attraversare senza conseguenze eventi traumatici abbastanza importanti, mentre persone "solide" si trovano in difficoltà dopo eventi che hanno un significato personale o simbolico particolarmente difficile da elaborare.

Il PTSD può prodursi a partire da poche settimane dall'evento (anche se sintomatologie similari, definite di ASD/DAS - disturbo acuto da stress, possono prodursi anche dalle prime ore post-evento), e perdurare per molto tempo; in altri, casi, il disturbo si manifesta ad una certa distanza di tempo dall'evento, anche dopo diversi mesi (PTSD tipo "Delayed Onset").

I pazienti con PTSD vengono abitualmente classificati in tre categorie, in base al loro tipo di coinvolgimento nell'evento critico che ha originato il disturbo:

  • primari, le vittime dirette che hanno subito personalmente l'evento traumatico
  • secondari, i testimoni diretti dell'evento, o i parenti delle vittime primarie (ad esempio, nel caso di un lutto)
  • terziari, il personale di soccorso (volontario o professionale) che si trova ad operare con le vittime primarie o secondarie.

I principali disturbi, accusati dalla maggior parte dei pazienti, sono riassunti dalla cosiddetta "triade sintomatologica", per come definita dalla classificazione del DSM-IV: intrusioni, evitamento, hyperarousal. In particolare, si possono riscontrare tra gli altri sintomi:

  • Flashback: un vissuto intrusivo dell'evento che si propone alla coscienza, "ripetendo" il ricordo dell'evento.
  • Numbing: uno stato di coscienza simile allo stordimento ed alla confusione.
  • Evitamento: la tendenza ad evitare tutto ciò che ricordi in qualche modo, o che sia riconducibile, all'esperienza traumatica (anche indirettamente o solo simbolicamente).
  • Incubi: che possono far rivivere l'esperienza traumatica durante il sonno, in maniera molto vivida.
  • Hyperarousal: caratterizzato da insonnia, irritabilità, ansia, aggressività e tensione generalizzate.

In alcuni casi, la persona colpita cerca "sollievo" (ma in realtà peggiorando molto la situazione) con abusi di alcool, droga, farmaci e/o psicofarmaci; spesso sono associati sensi di colpa per quello che è successo o come ci si è comportati (o per il non aver potuto evitare il fatto), sensi di colpa che sono spesso esagerati ed incongruenti con il reale svolgimento dei fatti e delle responsabilità oggettive (sono detti anche complessi di colpa del sopravvissuto); spesso, sono compresenti anche forme medio-gravi di depressione e/o ansia generalizzata. In alcuni casi si vengono a produrre delle significative tensioni familiari, che possono mettere in difficoltà i parenti della persona con PTSD.

È quindi importante riferirsi ad un professionista specializzato, psicoterapeuta e/o psichiatra, per affrontare il disturbo il prima possibile, perché con un adeguato trattamento è possibile risolverne la sintomatologia o mitigarla in maniera significativa (in molti casi, anche se si è già instaurata da anni).

DISTURBI ALIMENTARI

ANORESSIA

L'anoressia (dal greco ανορεξία anorexía, comp. di an- priv. e órexis 'appetito'), è la mancanza di appetito. Si tratta di un sintomo che accompagna numerose e distinte malattie, ed è dovuto a diverse cause. L'anoressia nervosa viene diagnosticata nel 90-95 % dei casi a pazienti di sesso femminile. I criteri standard raccomandati dai manuali psichiatrici per fare diagnosi di anoressia nervosa sono attualmente:

  • una magrezza estrema (non costituzionale) con rifiuto di mantenere il peso al di sopra di una soglia minima di peso ritenuta normale (il peso del soggetto deve essere sotto l'85% del peso previsto in base all'età ed alla altezza e/o l'indice di massa corporea - BMI -inferiore a 17,5)
  • una forte paura di ingrassare anche in presenza di un evidente sottopeso
  • una preoccupazione estrema per il peso e l'aspetto fisico, che includa sia una alterazione del vissuto corporeo, sia una importanza eccessiva data al peso nei riguardi della propria autostima, o ancora il rifiuto di ammettere la gravità delle proprie condizioni fisiologiche
  • nei pazienti di sesso femminile, un'amenorrea (sospensione del ciclo mestruale) che dati da almeno tre mesi.
  • spesso, ed è difficile accorgersene, i soggetti affetti da anoressia nervosa sono bugiardi con se stessi e con gli altri e fanno di tutto per nascondere questa loro malattia.
  • il paziente è spesso vittima di un forte senso del dovere che spesso sfocia nel perfezionismo più estremo.

Non è necessario avere tutti i parametri, in alcuni casi ne basta anche uno solo per diagnosticare la malattia.

Le cause che portano allo sviluppo di una anoressia nervosa sono multiple, ovvero esistono delle cause predisponenti di natura sia biologica, che sociale, che psicologica su cui si sovrappongono ad un certo punto dei fattori scatenanti che portano allo sviluppo della malattia.

BULIMIA

Clinicamente la bulimia è denotata da episodi in cui il soggetto sente un bisogno impulsivo di assumere spropositate quantità di cibo, correlati da una spiacevole sensazione di non essere capace di controllare il proprio comportamento.

L'episodio bulimico è caratterizzato dall'atteggiamento compulsivo con cui il cibo è ingerito e non dal desiderio di mangiare un determinato alimento.

È frequente negli adolescenti e nei giovani adulti. Colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile (90%).[1] Generalmente compare attorno ai 12-14 anni (tarda preadolescenza) o nella prima età adulta (18-19 anni).

Si distinguono due tipi di bulimia:

  • con condotte di eliminazione, che vede il soggetto ricorrere regolarmente a vomito autoindotto oppure all'uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.
  • senza condotte di eliminazione, che vede il soggetto bulimico adottare regolarmente comportamenti compensatori inappropriati, ma non dedicarsi al vomito autoindotto o all'uso di lassativi, diuretici o enteroclismi.

Non vengono considerati episodi bulimici quei casi in cui vi è un'elevata assunzione di cibo saltuariamente e in contesti e situazioni particolari, né il continuo "spiluccare" durante la giornata.

Il DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) ne trova le caratteristiche in:

  • Ricorrenti abbuffate: dove per abbuffate si intende il mangiare in un determinato periodo di tempo, una quantità di cibo decisamente maggiore a quello che la maggior parte della popolazione mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili. Durante queste abbuffate si ha la sensazione di non poter controllare le proprie azioni (si sente di non riuscire a smettere di mangiare e a controllare cosa e quanto si sta mangiando).
  • Atti compensatori ricorrenti ed inappropriati: per evitare l'aumento di peso, vengono utilizzate tecniche come quella del vomito autoindotto (dita in gola), abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
  • Le abbuffate, assieme alle condotte compensatorie, devono manifestarsi mediamente almeno due volte la settimana per tre mesi.
  • Valutazione dell'autostima decisamente influenzata dalla forma e dal peso corporei.

OBESITÀ

L'obesità ha la caratteristica di essere un disturbo cronico con eziologia multifattoriale tra cui rientrano sicuramente in gran parte delle situazioni patologiche anche elementi di carattere psicologico.

Possono contribuire all'obesità di un certo numero di persone, due forme patologiche di iperalimentazione apparentemente precipitate da stress e da disturbi dell'emotività.

Una è costituita da attacchi di bulimia incontrollata, che sono caratterizzati dal consumo di grandi quantità di cibo in breve tempo, accompagnato da un soggettivo senso di perdita del controllo durante l'attacco e da un successivo senso di afflizione. Diversamente dai pazienti affetti dalla bulimia nervosa, in questi pazienti non si innescano comportamenti compensatori, come il vomito; quindi i loro attacchi di bulimia causano un'eccessiva assunzione calorica. Si pensa che gli attacchi di bulimia incontrollata si verifichino nel 10-20% delle persone che prendono parte a programmi di riduzione del peso.

La seconda è la sindrome da alimentazione notturna che consiste in anoressia al mattino e iperfagia serale con insonnia. Si verifica in circa il 10% delle persone che cercano di ridurre la loro obesità.

Oltre ai disturbi dell'alimentazione descritti sopra, i problemi psicologici includono il disprezzo per l'immagine corporea, una condizione in cui le persone percepiscono il loro corpo come grottesco e disgustoso. Queste persone credono che gli altri le vedano con ostilità e disprezzo e ciò le fa sentire a disagio e ostacola i loro rapporti sociali.

I programmi per la gestione del peso utilizzano quattro modalità: la dieta con i consigli nutrizionali, la terapia comportamentale, i farmaci e la chirurgia.

La maggior parte dei programmi insegna ai clienti come fare dei sicuri, sensibili e graduali cambiamenti nei modelli alimentari. Questi cambiamenti includono l'aumento dell'assunzione di carboidrati complessi (frutta, vegetali, pane, cereali e pasta) e la riduzione dell'apporto di grassi e carboidrati semplici.

Il problema principale di ogni trattamento dietetico è il mantenimento della perdita di peso. Ciò ha portato all'introduzione di tecniche di modificazione comportamentale.

La terapia comportamentale si basa sull'analisi del comportamento, prendendo in considerazione il comportamento che deve essere modificato, gli antecedenti del comportamento e le sue conseguenze. Il più importante comportamento da modificare è il modo di alimentarsi, col tentativo di diminuire la velocità del mangiare. Successivamente si dà grande importanza alla modificazione delle abitudini alimentari, da quelle relativamente remote (ad esempio fare la spesa) a quelle più immediate (ad esempio la facile disponibilità di spuntini ad alto contenuto calorico in casa). Gli effetti sono la ricompensa per aver attuato quei comportamenti che aiutano a controllare l'assunzione di cibo. L'automonitoraggio, con dettagliate annotazioni dell'accaduto, è usato per stabilire quali comportamenti devono essere modificati e rinforzati e il successo di ciascuna di tali modificazioni. L'educazione alimentare è sempre più importante in questi programmi terapeutici, così come lo sono le misure per aumentare l'attività fisica.

La terapia farmacologica viene impiegata molto meno a causa della paura del potenziale abuso di alcuni dei farmaci comunemente usati e della tendenza a riacquistare il peso perso quando il farmaco viene interrotto. Nel caso dei farmaci che inibiscono l'assorbimento dei lipidi, subentra nel paziente un meccanismo di adattamento che lo porta ad ingerire maggiori quantità di lipidi con conseguente annullamento dei loro effetti.

Le perdite di peso in seguito all'uso di farmaci sono però modeste (raramente più di 15kg). Il miglior approccio terapeutico è quindi costituito dalla dieta e dalle modificazioni del comportamento.

DISTURBI SESSUALI

Un disturbo sessuale è una manifestazione cognitiva e comportamentale (sia individuale che relazionale) considerata sgradevole dalla persona stessa e che tende ad automantenersi. La sgradevolezza è una valutazione sperimentata in termini emotivi (rabbia, ansia, depressione ecc) che il soggetto fa del suo comportamento. L'automantenimento è la creazione di un circolo vizioso tale che valutazioni e comportamenti, che si presentano come dirette conseguenze del sintomo, finiscono proprio per rinforzare il sintomo stesso.

I disturbi sessuali ostacolano o impediscono il rapporto sessuale e sono classificati in: disturbi del desiderio sessuale, dell'eccitazione sessuale, dell'orgasmo e del dolore sessuale.

I disturbi del desiderio sessuale possono essere di due tipi: il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo ed il disturbo da avversione sessuale.

La caratteristica essenziale del disturbo da desiderio sessuale ipoattivo, è la scarsità o l'assenza di desiderio sessuale e di fantasie sessuali.

Il disturbo da avversione sessuale invece è caratterizzato dall'evitare contatti a carattere sessuale. In alcuni casi l'avversione per la sessualità si può spingere anche verso ogni generica forma di intimità, come baci e contatto fisico sessualizzato. Fa parte dei disturbi del desiderio sessuale anche la sessualità compulsiva, la ricerca continua di partner diversi per appagare il proprio desiderio sessuale o per sfuggire alla solitudine; può anche prendere la forma della masturbazione compulsiva o della dipendenza eccessiva da materiale pornografico.

I disturbi dell'eccitazione sessuale femminile consistono nella incapacità o nella difficoltà ricorrente di raggiungere o di mantenere un'adeguata eccitazione sessuale come risposta a stimoli idonei fino al completamento dell'attività sessuale o nella mancanza della sensazione soggettiva di eccitamento sessuale e di piacere durante l'attività sessuale.

I disturbi dell'eccitazione maschile riguardano la ricorrente impossibilità di raggiungere o di mantenere l'erezione fino al completamento dell'attività sessuale (impotenza) o la mancanza della sensazione soggettiva di eccitamento sessuale e di piacere durante l'attività sessuale.

Il disturbo dell'orgasmo della donna è l'anorgasmia, cioè il ricorrente ritardo o l'assenza dell'orgasmo dopo una fase di eccitazione sessuale normale.

Anche il disturbo dell'orgasmo maschile consiste nel ritardo o nell'assenza dell'orgasmo dopo una normale fase di eccitazione sessuale (eiaculazione ritardata ed eiaculazione precoce) con l'impossibilità di raggiungere l'orgasmo in vagina, mentre è possibile raggiungerlo a seguito di altre stimolazioni, come la masturbazione.

L'eiaculazione precoce consiste nella tendenza a eiaculare costantemente in una fase molto precoce del rapporto sessuale.

Le cause dell'eiaculazione si possono distinguere in organiche e psicologiche. Le forme psicologiche appaiono prevalenti (80%).

Infine i disturbi da dolore sessuale sono caratterizzati dalla dispareunia (maschile e femminile), che consiste nel persistente dolore genitale prima, durante o dopo un rapporto sessuale e dal vaginismo.

La caratteristica fondamentale del vaginismo è la frequente o costante contrazione involontaria dei muscoli vaginali che impedisce o rende molto difficoltosa la penetrazione.

Una buona percentuale di donne vaginismiche non è consapevole dell'esistenza che uno spasmo muscolare è alla base del loro problema.

Le terapie che si utilizzano per i disturbi sessuali sono: le terapie sessuali brevi, le psicoterapie del profondo e le terapie farmacologiche.

Esistono poi dei problemi non sessuali che possono causare disturbi sessuali.

La depressione può portare ad un calo del desiderio sessuale e alcuni farmaci antidepressivi possono causare un calo del desiderio o la difficoltà o l'impossibilità nel raggiungere l'orgasmo. La presenza di un rapporto non sereno e di non accettazione nei confronti del proprio corpo può comportare disturbi sessuali, come nel caso dei disturbi alimentari. Lo stress cronico, ad esempio lavorativo, può generare problemi a livello del desiderio, della capacità di abbandono, della capacità di provare l'orgasmo, anche con possibile dolore. La presenza di elevati livelli di ansia può inibire la presenza del desiderio sessuale e creare difficoltà ad abbandonarsi. Molte patologie mediche possono generare disturbi sessuali a differenti livelli, ma innanzitutto sul versante del desiderio sessuale.

 



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